L'ACQUA BUONA: IL RACCONTO ISPIRAZIONALE DI ROBERTO CASTAGNA

L'ACQUA BUONA: IL RACCONTO ISPIRAZIONALE DI ROBERTO CASTAGNA

Quella riportata in questo articolo è la preziosa narrazione curata da Roberto Castagna. L’Acqua buona è un racconto che nasce all’interno di un percorso dei coordinatori dell’area sociale.
Nel periodo del lockdown 2020 i coordinatori, supportati dal supervisore, si erano fermati a riflettere su quanto il vissuto della pandemia stesse cambiando i servizi e l’approccio al lavoro della Cooperativa.
Riferimenti e indicazioni nel periodo più buio della pandemia sono venuti meno, più difficile dunque affrontare i problemi che derivavano dal lockdown. La narrazione è frutto di una specifica esperienza personale vissuta da Roberto che ha dato vita ad una profonda riflessione condivisa, prima con i colleghi e oggi qui, per una lettura diversa del periodo di crisi, quale occasione per riscoprire il lavoro cooperativo.

L’acqua buona

L’alpeggio di Solarolo è lì in fondo alla valle da secoli, a circa 1400 metri di altezza. Da lì partono sentieri che raggiungono in poco più di due ore un passo alpino tra le province di Lecco, Sondrio e Bergamo. 

Ha visto passare tanti montanari, duri e vigorosi, che si trasferivano lì per tutta la stagione estiva con le loro capre e le loro mucche. L’alpeggio era un minuscolo villaggio, obbligato a sopravvivere facendo affidamento sulle sole proprie forze. Troppo scomodi i collegamenti con il paese. Da secoli le baite sono passate di padre in figlio e oggi sono ormai luoghi di vacanza e di relax, più che di duro lavoro contadino di montagna. Qualcuno però ancora continua a pascolare mucche e capre e produce formaggi che rivende agli abitanti dell’alpeggio e ai turisti della domenica. Rimangono però intatte le tradizioni, che si tramandano le famiglie più storiche. L’alpeggio è quasi una piccola repubblica e tutte le decisioni più importanti sono presa in una sorta di assemblea. C’è addirittura un capo alpeggio, eletto periodicamente tra i proprietari delle baite. D’altra parte il Comune è troppo lontano e ha poche risorse per occuparsi di tutti i sentieri, i ponti e baite che sono disseminati nella valle.

All’alpeggio di Solarolo l’elettricità come la conosciamo in città non è mai arrivata, ma oggi ogni baita ha un piccolo impianto fotovoltaico che soddisfa le esigenze delle famiglie. Nemmeno l’acquedotto comunale arriva fino a lì e per secoli gli abitanti dell’alpeggio si sono incamminati verso il passo fino ad una sorgente per attingere acqua. Ci vuole una buona mezz’ora, ma la freschezza e la bontà dell’acqua sono leggendarie e andare a riempire taniche e borracce è uno dei passatempi preferiti dei ragazzi: un po’ di libertà senza lo sguardo dei genitori che controlla ogni movimento. Alcuni uomini dell’alpeggio però non riescono proprio a restare con le mani in mano, anche se oggi vanno in baita solo per le ferie e per stare in compagnia. Così alcuni di loro hanno pensato di costruirselo da soli un piccolo acquedotto. Non tutti erano d’accordo e soprattutto i più anziani non potevano pensare ad un’acqua più fresca di quella raccolta alla fonte dopo una buona scarpinata in salita. Ma, alla fine, il richiamo di una seppur minima comodità ha fatto breccia anche tra i montanari più intransigenti. Senza alcun permesso, ma con un profondo rispetto della natura e del paesaggio, dalla sorgente hanno incanalato l’acqua, portandola direttamente all’alpeggio. Così oggi tutte le baite hanno acqua corrente e non mancano fontanelle pubbliche ricavate dai tronchi degli alberi della valle.Tuttavia, qualche scontento è rimasto, e la storia dell’acqua è rimasto uno degli argomenti di discussione più in voga, insieme ai migliori appostamenti per la caccia al cinghiale e alle insormontabili differenze culturali tra italiani e austriaci.

Qual è l’acqua più buona? C’è chi dice che l’acqua della sorgente rimarrà sempre la migliore e che a niente è servito il lavoro dei valorosi idraulici di montagna. Ma i fautori dell’impianto idrico non accettano queste critiche dopo tutta la fatica fatta. E nelle ore di discussioni, annaffiate da abbondante vino rosso, paradossalmente si parla di acqua e di quale sia la migliore. 

Siccome i tempi sono cambiati, la soluzione del dilemma non è più affidata a qualche vecchio saggio locale, bensì qualcuno ha pensato bene di lanciarsi in una sfida all’ultima provetta. “Facciamole analizzare da un laboratorio e vedremo il responso della scienza!”, saltò su uno a cui forse i fumi dell’alcool avevano fatto riaffiorare vecchie reminiscenze degli studi passati. E così dall’alpeggio Solarolo due provette d’acqua, una attinta direttamente dalla sorgente e l’altra da una fontana in mezzo alle baite, finirono in un laboratorio di analisi di un qualche ateneo lombardo. Dopo qualche tempo, in una fresca serata di inizio estate, tutto l’alpeggio di ritrovò in assemblea per dare pubblica lettura del responso della scienza. Tra lo sconcerto di alcuni e gli sguardi di trionfo di altri venne fuori che l’acqua più buona era proprio quella della fontana tra le baite!!!

Certo quella della fonte era purissima, ma forse troppo neutra e insapore. L’altra invece, grazie al percorso fatto per arrivare fino alle baite, si arricchisce di preziosi sali minerali, divenendo così più completa, senza perdere la freschezza e la genuinità della fonte. Qualche scettico rimane, non convinto nemmeno dalla scienza, e continua testardo a percorrere il sentiero fino alla fonte anche solo per riempire una borraccia. Spesso anche noi, e forse ancora di più nelle difficoltà, pensiamo di dover risalire fino alla fonte per avere delle risposte. Come se la verità fosse lì, ferma e immutabile nel tempo, ad aspettarci per fugare ogni dubbio.

La fonte però può essere neutra e anonima e solo il percorso arricchisce e porta alla costruzione di una risposta. L’acqua che scorre diventa più ricca grazie all’apporto fondamentale dei sali che incontra sul suo cammino. Non è completa alla fonte e non le basta nemmeno un solo sale minerale, ma ha bisogno del contributo di tutti. Quello che ne esce è frutto di storie ed esperienze diverse; è la vita che non è una verità statica e uguale per tutti.

Anche di fronte a momenti di profonda crisi come quello che stiamo vivendo non è la ricerca di una fonte che dia risposte una volta per tutte a parte indicarci la giusta via. Forse è proprio il riconoscere l’apporto di ciascuno, il contributo di ciascuna storia personale alla storia di tutti, a darci un futuro. E chissà che la cooperazione di un alpeggio di montagna non ci aiuti a riscoprire il valore profondo del nostro lavoro cooperativo…

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