INTERVENTI ASSISTITI CON GLI ANIMALI: NE PARLIAMO CON CRISTINA MORETTI

INTERVENTI ASSISTITI CON GLI ANIMALI: NE PARLIAMO CON CRISTINA MORETTI

Il progetto Pet Therapy è attivo in diverse strutture nelle quali opera la Cooperativa nell’area salute mentale e al Centro Meschi . L’attività è gestita dall’educatrice della Cooperativa Cristina, coadiutore del cane e degli animali d’affezione.

Offrire un’occasione di relazione rassicurate e positiva che stimoli emozioni spontanee è soltanto uno dei molteplici aspetti di questa straordinaria attività dagli enormi benefici reciproci, per le persone e per gli animali. Cristina ci racconta in un’intervista le specifiche di questa attività.

In che cosa consiste la Pet Therapy e qual è il suo valore?

Le attività di “Pet Therapy”, più correttamente chiamati Interventi Assistiti con gli Animali (di seguito IAA), sono interventi svolti in presenza di un coadiutore (un professionista preparato) che lavora a fianco di un animale (appositamente certificato idoneo), nel mio caso uno dei miei cani, e un operatore del servizio che ha richiesto l’intervento per i propri utenti.

Gli IAA rappresentano un approccio innovativo di supporto alla riabilitazione psichiatrica e ai disturbi del neuro-sviluppo, grazie alla sollecitazione degli aspetti emozionali e delle abilità motorie.

Gli IAA possono contribuire al benessere psicologico e facilitare il raggiungimento di obiettivi ludici, educativi e terapeutici e assumono particolare rilievo, se realizzati all’interno di una visione co-terapeutica e se organizzati secondo specifiche attività, utili ad ottenere altrettanti specifici obiettivi. L’animale diventa il tramite attraverso il quale si instaurano le relazioni, esercitando un’influenza positiva sulla persona e fornendo quel supporto emotivo che può aiutare l’individuo a fronteggiare l’impatto negativo di condizioni problematiche.

Nel concreto qual è l’approccio e quali i benefici?

Nel momento in cui riconosciamo all’animale un ruolo attivo nella relazione, parliamo di dimensione relazionale e a seconda dell’obiettivo che intendiamo raggiungere attiveremo la dimensione di relazione più adatta a quello specifico obiettivo.

La definizione programmatica degli obiettivi da raggiungere è affidata all’equipe di riferimento del servizio dell’utente. Al momento in cui viene messo a punto un intervento è necessario l’impiego di un’equipe multi-professionale, che è costituita dal coadiutore, il veterinario, talvolta anche l’educatore cinofilo, e soprattutto l’equipe educativa che ha in carico l’utente. 

Con gli IAA è possibile lavorare per perseguire obiettivi che vanno ad ampliare e/o accrescere diverse aree dello sviluppo personale (area affettivo-relazionale; area comportamentale; area cognitiva; area psicomotoria; area linguistica ed espressiva). Nell’area affettivo-relazionale, per esempio, l’animale può stimolare a livello affettivo ed emotivo, favorendo l’acquisizione di sicurezza, potenziando l’autostima e l’autoefficacia, migliorando le capacità relazionali, sviluppando interessi, riducendo vissuti di depressione ed ansia. Ne trae beneficio anche l’attività motoria, nell’area psicomotoria, che richiede spesso un forte coinvolgimento e alto grado di collaborazione del paziente, inimmaginabile senza la capacità di agire sulle sue coordinate motivazionali ed emozionali, dando stimolazioni sensoriali, favorendo lo sviluppo della coordinazione motoria e il rilassamento, potenziando la motricità globale e fine, aiutando a migliorare le posture e ad acquisire ed integrare lo schema corporeo.

Gli IAA in parte operano attraverso le stesse vie biochimiche della risposta di rilassamento: in altri termini un rapporto uomo-animale rassicurante, positivo, quindi rilassante come avviene in una seduta, interviene diminuendo la produzione di adrenalina ed altri ormoni corticosteroidi od “ormoni dello stress” (cortisolo) e aumentando l’ossitocina o “ormone dell’attaccamento”, favorendo calma, socievolezza, fiducia reciproca.

In che modo gli IAA hanno trovato applicazione nella cooperativa? 

Nell’ambito di intervento della nostra Cooperativa, che opera in ambito sociale nell’accoglienza rivolta a persone emarginate, a coloro che presentano problemi di salute mentale, ai soggetti sieropositivi e alle persone anziane, in risposta ai bisogni che più faticano ad essere presi in considerazione, può sicuramente dirsi che una progettazione di Intervento Assistito dagli Animali, se correttamente impostato, può rappresentare una fonte di beneficio co-terapeutico, perché gli animali possono svolgere un importante ruolo di mediatori nei processi educativi e riabilitativi. 

Gli Interventi Assistiti con gli Animali devono essere improntati al rispetto della legislazione vigente e, nei processi educativi e terapeutico-riabilitativi, su criteri scientifici e richiedono l’applicazione di protocolli che contemplino la presa in carico del paziente/utente, la stesura di un progetto, la definizione degli obiettivi, la verifica periodica dei risultati raggiunti e la capacità di lavorare in équipe da parte di tutti gli specialisti che devono essere coinvolti. 

Come sono stati mossi i primi passi e quali traguardi oggi sono stati raggiunti?

Il primo progetto è stato realizzato nel 2016 nell’Area Anziani presso il CDI Laser su richiesta del coordinatore di allora, Maurizio Volpi, che era venuto a sapere che avevo seguito dei corsi con l’Associazione Italiana Utilizzo Cani d’Assistenza, ottenendo la certificazione di conduttore in IAA con il mio cane più anziano, Lupo, che presentava caratteristiche innate di socievolezza verso le persone. L’interesse verso quel tipo di corso mi era stato proprio “suggerito” dall’animale, che veniva definito da “Pet Therapy” da chiunque lo avvicinasse. Era la mia prima esperienza e l’ho fatta in termini di volontariato. Gli incontri con uno specifico gruppo di utenti del Centro, scelti dall’equipe del servizio, avevano dato un feedback positivo, in termini di coinvolgimento e piacevolezza. In particolare, la vicinanza del cane in attività di mobilità che si svolgevano in palestra, aveva facilitato l’intervento della fisioterapista che aveva rilevato una minor rigidità nei movimenti passivi ed una maggior disponibilità all’esecuzione degli esercizi da parte dei pazienti, che erano motivati dalla presenza e dall’interazione con il cane. 

Successivamente mi è stato chiesto da Cristina Riva per la comunità di neuropsichiatria infantile di attivare Interventi Assistiti con i miei cani, per il gruppo dei ragazzi accolti; a questo è seguito un progetto con l’equipe e con degli ospiti del Centro Meschi e sono seguiti anche alcuni interventi individuali negli stessi servizi. 

Al momento, con le equipe delle comunità con cui io e il mio cane York collaboriamo, dobbiamo ragionare, come è giusto che sia, sulla programmazione di un inizio ed una fine di un progetto con un determinato numero di incontri, per poter permettere l’avvio di altri programmi. Intanto, il mio aggiornamento e la formazione proseguono tuttora, dando la garanzia di un lavoro serio e professionalmente attento e in costante supervisione. Dal 2016 ad oggi sono stati attuati più di 11 progetti in quattro servizi differenti.

Un’esperienza particolarmente toccante vissuta nelle attività realizzare all’interno della Cooperativa L’arcobaleno?

Ricco di significato l’intervento individuale realizzato in collaborazione con l’equipe della Casa del lago di Garlate, in particolare gestito con Elena Panzeri dell’equipe della Comunino e referente della paziente.

Si è pensato di proporre ad A. un percorso individualizzato di IAA poiché, dopo due anni di inserimento in CPM, la paziente si mostrava ricettiva agli stimoli proposti, ma molto in difficoltà sia nella regolazione emotiva sia nel sostenere ansie da prestazioni e frustrazioni, sia nel mantenere un impegno (si è partiti da una situazione in cui l’andamento umorale della paziente, estremamente altalenante, la dominava completamente rendendole difficoltoso soffermarsi a riflettere sulle cause o sull’elaborazione di strategie per far fronte al malessere ad una situazione sempre caratterizzata da una certa volubilità emotiva, ma con maggior spazio metacognitivo). 

L’attività di IAA racchiudeva al contempo la possibilità di lavorare su questi aspetti, anche in modo indiretto (vd. aspetto prestazionale), offrendo alla paziente un luogo protetto, ma non totalmente legato alla comunità. Il doversi confrontare con un’attività nuova e con operatori nuovi rendeva inoltre questa esperienza occasione di sperimentarsi nella relazione, nell’affidamento e nell’autoregolazione emotivo-relazionale.

Le aspettative iniziali erano legate soprattutto ad un incremento graduale della tenuta in attività della paziente, ad un suo coinvolgimento attivo dal punto di vista emotivo-relazionale e ad un progressivo avvicinamento al cane anche in forme prestazionali (imparare come approcciarsi, come chiedere al cane di fare qualcosa…), il tutto volto ad una maggiore conoscenza e regolazione emotiva, ad un aumento dell’autostima e alla possibilità di sperimentarsi in assenza di giudizio e scoprirsi “capace”.

Inizialmente si sono proposti incontri “di avvicinamento” in cui A. ha potuto semplicemente “assistere” alla richiesta da parte del coadiutore di fare qualcosa, alternati ad altri caratterizzati maggiormente da uno stare (passeggiate insieme senza richieste prestazionali). Da subito gradualmente sono stati introdotti momenti di relax e coccola, per permettere alla paziente da un lato un avvicinamento al cane, dall’altra la sperimentazione di un momento piacevole legato ad una relazione. A poco a poco è stato poi possibile inserire qualche richiesta di tipo prestazionale, specialmente sotto forma di gioco, e qualche semplice contenuto di carattere informativo- tecnico, che la paziente ha appreso con facilità. Con il proseguire del percorso e grazie al consolidarsi della relazione tra A. e York, ma anche ad un progressivo affidarsi al coadiutore, è stato poi possibile sperimentarsi in attività più legate al mondo emotivo della paziente, creando spazi di riflessione, sempre mediati dall’esperienza con l’animale o dal parallelismo tra vissuto personale e vissuto dell’animale. Certamente gli obiettivi che ci si era posti inizialmente (favorire il riconoscimento del proprio mondo emotivo, – favorire il rilassamento e la regolazione del tono dell’umore, – favorire l’espressione realistica delle proprie emozioni e delle sensazioni provate durante l’attività, – favorire la dimensione dell’affidarsi e – mantenere l’attività nel tempo) sono stati raggiunti e consolidati. 

È stato inoltre possibile, attraverso l’osservazione e continui feedback in itinere tra coadiutore ed educatore della comunità, presente all’attività, cogliere e approfondire alcuni aspetti, non preventivabili perché nati dalla relazione unica tra A. e York, che hanno arricchito il percorso. In particolare è stato possibile creare occasioni di esperienze destrutturate e piacevoli sul territorio (gite), nate come possibilità di vivere in modo piacevole ed equilibrato la relazione; creare spazi di rilettura emotiva di sé a partire dall’esperienza e dal confronto con l’animale mediato dal coadiutore, sperimentarsi in “compiti e prestazioni” , anche come “desiderio di mettersi in gioco”, fare l’esperienza del “nutrire la relazione” anche nei momenti di attività non direttamente a contatto con l’animale (es. preparare i biscotti, comprare qualcosa per il cane, …). Infine è stato poi molto utile, in termini di consapevolezza, ripercorrere con la paziente il percorso fatto con il supporto di fotografie scattate nel corso dei vari incontri: ciò ha dato modo alla stessa di percepire il cammino svolto e mantenere le esperienze positive presenti nel tempo, anche al di fuori delle stesse sedute.

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